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Il Progetto iniziale

Convegno “L’assistenza domiciliare:
per un progetto da realizzare”

Presentazione del progetto associativo

14 Dicembre 2007

(testo integrale)

Sempre più numerose sono le persone che vivono sole. Sempre più numerose sono quelle persone che sono sole ed hanno anche bisogno di assistenza. Le Istituzioni fanno quello che possono. Ma non basta. Il problema riguarda tutti. Tutti infatti potremmo esserne interessati, direttamente o indirettamente. Ognuno di noi e tutti insieme siamo pertanto chiamati a “fare qualcosa per lenire le sofferenze ed alleviare i disagi di chi ha bisogno“. Da questa semplice constatazione nasce l’idea di realizzare un progetto di assistenza domiciliare, nel territorio del XIX Municipio del Comune di Roma, tramite un’Associazione di Volontariato che si ispira alla vita ed al pensiero di Santa Virginia Centurione Bracelli. Il Coordinamento dell’iniziativa è di Suor Maria Agnese Parrillo, della dr.ssa Maria Vittoria Torresi e della dr.ssa Angela Basile. L’Associazione ha sede presso l’Ospedale Cristo Re. Per riflettere sul problema e per promuovere l’iniziativa, si è svolta, presso l’aula magna dello stesso Ospedale, una giornata di studio che ha visto la presenza di autorevoli esponenti del mondo politico, di rappresentanti degli organismi del volontariato, e di medici esperti del settore. Nell’aprire i lavori del convegno, Suor M. Chiarina Passarelli, Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, ha confermato che il progetto umano di carità che si intende realizzare, non solo è in sintonia con il pensiero di Santa Virginia, ma addirittura si inserisce bene nel più ampio programma, oggetto del prossimo Capitolo Generale della Congregazione, di condivisione con il mondo laico del carisma di Santa Virginia. La Congregazione pertanto appoggia con convinzione il progetto che si vuole realizzare e lo caldeggia a tal punto che ne prevede l’inserimento nella strutturazione del bilancio sociale dell’Ospedale Cristo Re. Molti gli interventi che si sono succeduti nel corso della mattinata. Per esigenze di spazio ne riporteremo solo qualcuno in questa pagina, anche se tutti sono stati interessanti e stimolanti. L’on.le Raffaella Milano, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Roma, interviene per ribadire l’importanza e la necessità di garantire alla persona che ha bisogno l’assistenza nel suo ambiente di vita. In tal modo infatti si ottiene non solo la cura il malato, ma se ne allevia anche il disagio fisico e psicologico. Nelle metropoli, e a Roma in particolare, molte persone vivono da sole e senza famiglia. Pertanto, sostiene l’Assessore Comunale, si rende necessario riorientare una grande parte degli investimenti previsti dagli Ospedali alle abitazioni di chi necessita di assistenza. La collaborazione tra Istituzioni ed Organizzazioni religiose è quindi utile ed opportuna. Tale collaborazione potrebbe infatti risultare indispensabile per la costruzione di una rete di solidarietà atta a ricreare un tessuto di sostegno alla solitudine ed al dolore. Per questi motivi, Il Comune si dichiara aperto e disponibile al progetto da realizzare. Mons. Guerino Di Tora, Direttore della Caritas Diocesana di Roma. In forza della pluriennale esperienza quotidiana di assistenza ai disagiati ed agli emarginati della città, Mons. Di Tora ribadisce la necessità di mettere al centro di ogni azione assistenziale l’uomo, cioè la persona malata, il disagiato, anziché la malattia ovvero il disagio. L’efficacia dell’intervento si realizza infatti con l’azione concreta, nel rapporto diretto con la persona, nell’ambiente in cui vive la persona che ha bisogno. Il volontariato, e la Caritas ne è testimonianza viva e concreta, può e deve fare tutto il possibile. L’emarginazione sociale a Roma è diffusa e variegata ed è in aumento costante. E’ il mondo di tutti quelli che hanno bisogno, singoli o famiglie intere, malati o semplicemente disagiati sociali. L’assistenza domiciliare deve essere indirizzata non solamente al malato o al disagiato, ma anche alla eventuale sua famiglia. Solo così si potrà passare dallo stato sociale allo stato di sicurezza, anche civile. L’assistenza deve concretizzarsi nell’assunzione dei problemi dell’altro, nella “presa in carico“ dell’altro, nel senso che i problemi dell’altro debbono diventare i problemi di colui che fornisce l’assistenza. Richiamandosi a quanto affermato da Papa Benedetto XVI, Mons. Di Tora ribadisce la necessità che l’assistenza, il cui impegno oggi si sposta sempre più dall’ospedale al domicilio del paziente, debba essere fornita con professionalità. E questo rivaluta il concetto di solidarietà, nel senso che per poterla espletare bisogna avere dei requisiti minimi che ne garantiscano l’efficacia. L’azione di assistenza domiciliare è non solo un impegno religioso, ma è anche e soprattutto un impegno civile. Tutti pertanto sono chiamati ad offrire parte della loro vita per manifestare concretamente tale impegno. Una metodologia operativa di intervento è stata proposta dall’oncologo e geriatra dr. Paolo Dragoni, il quale ha un’esperienza concreta sul campo dell’assistenza domiciliare nel Municipio XVIII. In particolare, si occupa di assistenza ai malati di tumore, i quali, una volta dimessi dagli ospedali, abbisognano di tutte quelle “cure”, in senso lato, necessarie a far sì che la loro vita possa continuare a svolgersi nel miglior modo possibile. Perché ciò possa realizzarsi, sottolinea il dr. Dragoni, si rende necessario intervenire sul malato, a casa sua, integrando il lavoro del sanitario con gli interventi di tipo sociale. Bisogna quindi passare dal “to-cure” (guarire), attraverso e con il ”to-treat” (trattare ), al “to-care” (prendersi cura). Un’assistenza domiciliare integrata, sostiene il dr. Dragoni, potrebbe unire al vantaggio etico un sostanziale vantaggio economico. È però necessario che, in tutto ciò, siano coinvolti i medici di base che operano nel territorio interessato: il loro ruolo, ai fini della riuscita degli interventi di assistenza domiciliari, è infatti essenziale. Non è quindi utopistico pensare ad una vera e propria “casa della salute”, un insieme, cioè, di azioni concrete per integrare al meglio l’ospedale e l’abitazione del malato. Sugli aspetti prevalentemente medici degli interventi di assistenza domiciliare, si sono soffermate sia la dr.ssa Maria Carla Sirgiovanni che la dr.ssa Paola Ciadamidaro. Partendo dal presupposto che ormai il dolore non viene più considerato un sintomo, bensì una vera e propria malattia, la dr.ssa Sirgiovanni ha trattato l’argomento della evoluzione della terapia del dolore. Contro il dolore bisogna predisporre una vera e propria battaglia civile per evitare la sofferenza del malato. Non si soffre, in ogni caso, tutti allo stesso modo. Ognuno ha un suo livello di recettori e ognuno reagisce in maniera personale e specifica. La terapia da somministrare è quindi tarata sulla persona e nel modo giusto. La dr.ssa Ciadamidaro ha affrontato il tema delle cure palliative. Ha ricordato, per inciso, che il “pallium” era la divisa dei primi cristiani. Ebbene, la cura palliativa si occupa di ciò che avvolge. Affronta pertanto i sintomi, ma non cura le cause. E questo si verifica quando la malattia trattata non risponde più ai trattamenti specifici. Ha sottolineato la dr.ssa Ciadamidaro che molte cure palliative possono trovare applicazione anche nella fase molto precoce della malattia. Ciò facendo, si migliorerebbero le condizioni del paziente per ciò che concerne il suo livello di qualità di vita. Il volontario che fa assistenza domiciliare deve essere interessato della persona, ma anche essere interessato come persona. Questo è il suo vero ruolo. Un ruolo che, in ogni caso, si configura come l’indispensabile cerniera tra il medico, l’infermiere e il padre spirituale. L’ultimo intervento è stato molto toccante. È quello di Padre Matteo Tagliaferri, fondatore di una comunità di recupero che ha sede nel frusinate, ma che si irradia in molte parti del mondo. La sua è stata una testimonianza di vita, di vita vissuta per gli altri, di donazione totale verso chi ha bisogno. Padre Matteo ha ribadito che ognuno di noi è natura; ma in ognuno di noi c’è qualcosa che trascende la natura. Consiglia quindi, dall’alto della sua esperienza, di prepararsi all’incontro con chi ha bisogno, considerando la persona, prima che i suoi problemi. Solo così il nostro impegno può trovare la sua giusta efficacia. E comunque è sempre necessario tener presente che una persona la si incontra quando ci spogliamo di quello per cui valiamo dinanzi a lui. Questo è il comandamento di Padre Matteo. Un comandamento che si sposa perfettamente con il carisma di Santa Virginia, la quale, con la sua vita e con le sue opere, ne ha testimoniato la grande validità nel tempo ed in ogni luogo.